IL PETTIROSSO ROSSO. Haiku di Franca Alaimo, Andrea Castrovinci Zenna, Daita Martinez, Pietro Romano – Giuliano Ladolfi Editore

Scritto da: Gabriella Maggio

Nell’immaginario occidentale l’Oriente è sempre pensato come il “diverso”, come oggetto di conoscenza, ma soprattutto di sogno. È vivo il ricordo di Perfect days di Wim Wenders, che ambienta a Tokio la storia di Harayama un uomo taciturno, che ama leggere, curare i bonsai, ascoltare cassette rock anni ’70 e fotografare sempre la stessa pianta del parco durante la pausa del lavoro. Le sue giornate sempre uguali, grazie a un meticoloso processo di sottrazione, sono fatte di dettagli apparentemente insignificanti ma suscitatori di orizzonti complessi che connotano la cura della libertà dal desiderio e l’impegno a vedere la realtà per quella che è. Credo che il film di Wenders proponga allo spettatore il senso intimo dello haiku aprire un varco su qualcosa che deve restare sommerso. Lo haiku infatti rivela non l’impossibilità del dire, ma piuttosto la preservazione dell’indicibile. Lo haiku è un particolare componimento poetico molto breve della tradizione giapponese, contenuto in una forma data da 17 sillabe in tre versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe ciascuno. Matsuo Bashō (1644-1694) è considerato l’iniziatore dello haiku.

Ciò che contraddistingue lo haiku oltre alla quantità sillabica ferrea è la presenza di un kigo, termine che fa riferimento a una delle quattro stagioni, stabilendo così un forte legame con la realtà quotidiana, con la vita del singolo o della comunità e con la natura.

Oggi lo haiku è entrato a pieno titolo nella tradizione letteraria italiana. L’interesse per l’affascinante mondo giapponese si diffonde nella cultura italiana già nei primi anni del ‘900 e non riguarda soltanto i generi più ricercati come la poesia e le riviste letterarie, ma anche quello popolare dell’opera lirica, ne fa fede la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. In ambito propriamente poetico l’interesse ebbe inizio con la rivista letteraria L’eco della cultura del 1914 che riporta testi di poesia giapponese, a cura di Vincenzo Siniscalchi. Da allora continua l’interesse per lo haiku, diffondendosi progressivamente come vera e propria produzione letteraria. I più significativi poeti del ‘900, fra i tanti Andrea Zanzotto, ne hanno composto. Nel 2023 la città di Kioto ha fondato un Premio letterario per gli haiku intitolandolo al poeta italiano Dante Maffia, noto ed apprezzato in Giappone per la composizione di 13.000 haiku raccolti in ventidue volumi.

In questa tradizione poetica s’inserisce Il pettirosso rosso edito da Giuliano Ladolfi che raccoglie gli haiku di Fr. Alaimo, A. Castrovinci Zenna, D. Martinez, P. Romano. Voci diverse che dimostrano la versatilità del genere, ma anche il libero e fecondo confronto con esso da parte dei poeti. La silloge rivela la passione sperimentale dei poeti nella consapevolezza dell’inadeguatezza del linguaggio rispetto al compito di testimoniare la verità e la conseguente esigenza di sfidare la parola a dire il mondo così com’è, nella concretezza dell’esserci. L’emozione iniziale si fa microstoria in cui la certezza del kigo sfuma subito nell’incerto vago e profondo. Dal suo angolo di mondo il poeta cerca se stesso ritrovandosi in un attimo per riprendere subito dopo la sua ricerca. Nella sua emozione si percepiscono solitudine e nostalgia, puntuali, senza struggimento. A tutto questo allude il titolo Il pettirosso rosso, vero titolo parlante che unisce il simbolo della rinascita e del rinnovamento a quello della determinazione, dell’indipendenza e dell’amore per la poesia. L’immagine del fiore, fotografia di Luca Pizzolitto dal titolo Solitario stare, interpreta a pieno la natura dello haiku. La diversità delle lingue poetiche, dell’uso delle minuscole e maiuscole, della punteggiatura e dei titoli, rende ricca e significativa la silloge. Alla voce intima di Franca Alaimo:il cuore trema/se la voce del vento/ scuote ricordi e Daita Martinez: è silenzioil/viso sacro del cuore/ ciglia sull’erba si affianca quella impegnata, piena di inquietudine di A. Castrovinci Zenna: Reverso V, Ma contro la barbarie/solo se uniti,/forse, risorgeremo. Chiude la silloge Pietro Romano con voce più lieve, ma sempre incisiva, che non cela nello specchio della natura l’inquietudine esistenziale: In noi restano/sospirate parole/fredde di Dio.

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